Medicina naturale – alcune considerazioni

Quanto segue sono considerazioni personali, basate su esperienze vissute ma prive di validità scientifica dal momento che non sono medico.

Mi piace iniziare dalla famosa frase di Ippocrate:

 Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo.

Ultimamente questa frase si ritrova in molti articoli inerenti alle terapie naturali; effettivamente si stanno riscoprendo le cure semplici di un tempo, cure economiche, perché si trovano negli ingredienti dei piatti che cuciniamo quotidianamente, nella frutta e verdura stagionali, nelle innumerevoli spezie che io stesso mi diverto a conoscere: sono tantissime e meritano tutte di essere provate.

Ma torniamo al cuore dell’argomento. Innanzitutto non ho trovato una definizione di medicina naturale.

Possiamo parlare di “Medicine Naturali” quando, attraverso la natura, i suoi elementi, le sue leggi, la sua forza vitale, si intende curare l’uomo e la sua sofferenza. Non a caso fin dall’antichità classica si parla di una “vis medicatrix naturae”, l’energia curatrice della natura.

La medicina naturale, o tradizionale, usa l’energia, le piante, i minerali, l’acqua, la terra, il respiro, in una parola gli elementi della natura, perciò si situa, purtroppo a mio dire, nel settore delle medicine alternative.

Dico purtroppo perché (su wikipedia) con il termine medicina alternativa si fa riferimento a un variegato e non omogeneo sistema di pratiche per le quali spesso non esiste prova dell’efficacia o che, se sono state sottoposte a verifica sperimentale, ne è stata ravvisata la inefficacia (o, per talune di esse, anche la pericolosità).

Leggendo svariati articoli e documentazione proveniente dal mondo alternativo sembra che i cosiddetti rimedi naturali siano sempre salutari, anche perché tali rimedi agiscono a vari livelli, ivi compresi quelli “sottili”. Non voglio disquisire su cosa siano questi “livelli sottili”, la cosa ci porterebbe molto distanti e sarebbe oltremodo fuorviante per i fini che mi sono posto.

Si è dimostrato in varie occasioni che non sempre tali rimedi sono efficaci o quantomeno che i risultati non sono facilmente riproducibili in laboratorio – da cui la diffidenza del mondo accademico.

Per tali motivi le medicine alternative non vengono ricomprese nell’alveo della medicina scientifica occidentale.

Ciò nonostante nella mia libreria conservo molti testi che riguardano terapie (efficaci) che fanno riferimento a veri e propri rimedi naturali, anche a partire da semplici ingredienti presenti in cucina: cipolla, aglio, limone, arance e altri agrumi e molto, molto altro.

Si stanno riscoprendo pratiche mediche ormai dimenticate, ad esempio qui nel Veneto, in molti paesi di campagna, un tempo si trovava il “tiraossi” o il “giustaossi”, di solito  una signora attempata (la strega del paese?) che sapeva risolvere in modo mirabile slogature e vari altri acciacchi.

A tal proposito ricordo gli impacchi a base di chiara d’uovo, applicati su una fasciatura fatta con la stoppa, in grado di risolvere magicamente qualsiasi slogatura nel giro di pochi giorni. Queste terapie tradizionali, probabilmente più efficaci degli unguenti come il Lasonil che troviamo in farmacia, sono sicuramente un patrimonio da recuperare e valorizzare, anche se, ripeto, non è tutto oro quello che viene dalla medicina naturale.

Sono un razionalista, non mi lascio sedurre facilmente dalla euforia dei seguaci delle terapie alternative, tanto in voga nel mondo New Age: i rimedi naturali hanno come base principi attivi che, come per la medicina industriale, hanno effetti collaterali. Ogni principio attivo, ogni medicamento ha sempre, in qualche misura, degli effetti collaterali.

Quindi le pillole o i preparati che acquisto dall’erborista dovrebbero essere trattati come medicinali, ossia essere prescritti da una persona competente. Lo stesso dicasi per le diete: sono uno strumento formidabile per regolare la nostra salute, è noto che la maggior parte delle patologie derivino da squilibri alimentari e che solo un bravo specialista, supportato da precisi esami clinici, è in grado di risolverle.

Perché ci rivolgiamo sempre più alla medicina alternativa?

Perché… troviamo medici che non fanno il loro mestiere con coscienza ed onestà, deviati nella loro professione dalla seduzione delle multinazionali del farmaco; perché in molte strutture pubbliche gli esami clinici son talvolta approssimativi, per non dire sbagliati; perché in alcuni casi – ad esempio per i malati di tumore – vengono prescritte terapie costosissime, spesso inutili, spacciate come unica soluzione ai nostri disagi; perché è di moda il mondo alternativo e tutta la relativa sub-cultura; infine perché, più grave di tutto, da parte degli specialisti, si ravvisa nella malattia e non nel malato l’oggetto delle pratiche mediche – e questo è il vero tradimento della medicina.

In tutti i casi, sia per la medicina tradizionale che per quella alternativa, il malato diventa il miglior consumatore possibile.

Perciò il malato viene solo curato, non guarito.

Anche a causa di ciò molti si allontanano dalla medicina, fuggono cercando nel fai da te la possibilità di risparmiare qualcosa e di ritrovare speranza e forse un lato più umano per affrontare la propria sofferenza.

Nel contempo, per sfruttare questa domanda, per rispondere anche alle molte domande inespresse, si è creata una enorme produzione di manualistica pseudoscientifica che, sfruttando la situazione, contribuisce ad aumentare ulteriormente la confusione generale; santoni, maghi e pranoterapeuti completano questo quadro caotico.

La situazione è sconsolante.

Ciò nonostante,  ho realizzato che la medicina tradizionale deve essere rivalutata come risorsa, forse l’ultima nostra risorsa per vivere bene, ma non perché sia migliore o più efficace della medicina ufficiale.

Semplicemente:

  • La medicina naturale è NOSTRA perché appartiene alla tradizione, quindi nessuno può impedirci di utilizzarla.
  • La medicina naturale NON HA BREVETTI, è “Open Source”, e qui sottolineo che i brevetti sono a mio avviso una delle cause della decadenza dell’occidente perché ostacolo alla libera circo­la­zio­ne delle idee.
  • La medicina naturale non ha bisogno di industrie.
  • La medicina naturale è nel mio giardino, nella mia cucina, nelle spezie, nel rapporto con le persone che mi stanno vicine.

Un qualsiasi preparato industriale ha sempre alle spalle una lavorazione di cui sappiamo pochissimo: ci è dato sapere quale sia il principio attivo e quali eccipienti vengano utilizzati, ma non è detto che siano i soli eccipienti presenti nella composizione, né conosciamo la loro provenienza ed il grado di purezza o come siano stati prodotti.

Non mi fido dei preparati industriali, compresi quelli della medicina alternativa, perché alla base di questa produzione ci sono aziende NON ETICHE, operatori di un mercato ove vige la concorrenza: devono fare profitti ad ogni costo, e a tal proposito non intendo dire altro.

Forse è anche per questo che in certi paesi si vorrebbe abolire l’orticoltura: l’orto è innanzitutto un principio di indipendenza che mina concettualmente le fondamenta del sistema consumistico.

La medicina naturale è parte della nostra libertà.

Occorre però fare chiarezza, che venga utilizzato un approccio scientifico basato sull’onestà intellettuale; auspico il ritorno della professione medica all’etica tradizionale, quella di Ippocrate.

Voglio essere ottimista: già molti medici hanno cambiato modo di porsi nei confronti dei loro pazienti e molti pazienti hanno imparato a difendersi dalle bufale New Age e dalle false promesse della Big Pharma.

Il lavoro che intendo svolgere su Risi & Bisi, che è anche la mia ricerca personale, consisterà nello studio delle risorse e delle opportunità fornite dalla natura, nella rivendicazione del diritto di ogni uomo di poter accedere a tali risorse: acqua, aria, terra e il diritto di godere della della biodiversità che è il vero dono della natura. L’interesse per la medicina naturale è quindi una ovvia conseguenza di questo mio cimento.

HGD

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